Quando si parla di logistica sanitaria ci si riferisce generalmente a due macro-categorie di prodotti, sintetizzate nella terminologia beni sanitari:

  • i farmaci: per loro stessa natura richiedono una gestione molto puntuale, sono infatti caratterizzati da: valore medio-alto, sia per singola confezione, ma soprattutto per unità di peso / volume (si parla in questo caso di “densità di valore”); requisiti stringenti di tracciabilità e controllo delle singole confezioni, regolati a livello nazionale, soprattutto per categorie specifiche come gli stupefacenti; spazi di stoccaggio ad hoc (ad esempio armadiature manuali o automatizzate, frigoriferi per la gestione dei farmaci reperibili, sistemi di sicurezza per gli oppiacei o altri farmaci sensibili);
  • i dispositivi sanitari: questa categoria comprende tutti i prodotti e materiali non strettamente farmacologici, ma comunque impiegati a supporto dei processi sanitari, quali ad esempio: camici, dispositivi di protezione individuale, respiratori, attrezzature chirurgiche, etc. Questi materiali hanno una tipologia di gestione logistica più tradizionale, possono essere molto voluminosi e comunque avere una densità di valore molto minore di quella dei farmaci, e quindi richiedere ampi spazi di stoccaggio. Infine, hanno requisiti di sicurezza e di caratteristiche ambientali tendenzialmente nella norma.

Per tutti i beni sanitari inoltre va tenuto sempre presente il requisito essenziale di servizio: vista la recente esperienza con il Coronavirus, sono purtroppo ben note a tutti le ricadute sulla società intera di non avere a disposizione (ad esempio) un quantitativo adeguato di dispositivi di protezione individuale per la sicurezza del personale sanitario. È essenziale quindi che il sistema logistico di un’azienda sanitaria sia tarato su un livello di servizio eccellente.

 

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