Il coronavirus potrebbe avere conseguenze di larga portata sulle aziende e l’organizzazione del lavoro: il 27% dei Cfo intervistati da Gartner afferma che sposterà il 5% del personale sullo smart working in via definitiva, anche dopo la fine della pandemia; il 25% porterà in modo permanente verso posizioni da remoto il 10% dei dipendenti che oggi lavorano in sede; il 17% lascerà in smart working il 20% del personale e il 4% convertirà il 50% dello staff permanentemente al lavoro da casa.

La società di ricerche ha realizzato un sondaggio su 317 chief financial officer e top manager della funzione Finanza globali il 30 marzo 2020.

 

Più smart working per evitare licenziamenti

“Questo dato è un esempio dell’impatto duraturo dell’attuale crisi da coronavirus sul modo in cui le aziende lavorano”, commenta Alexander Bant, practice vice president, research di Gartner Finance Practice. “I cfo, già sotto pressione perché devono gestire in modo rigoroso i costi, adesso vedono una chiara opportunità di generare benefici tramite il lavoro da remoto”.

 

Lo smart working in via definitiva viene definito da Gartner una modalità di risparmio “creativa” che i top manager del finance cercheranno di implementare per evitare misure più drastiche, come i licenziamenti, e ridurre al minimo l’impatto sull’operatività nello scenario post-coronavirus caratterizzato molto probabilmente da una forte debolezza economica. Già in precedenti sondaggi della società di ricerche i Cfo avevano rivelato di aver dotato parte della forza lavoro di dispositivi per il lavoro da casa e proposto orari di lavoro flessibili.

“La maggior parte dei Cfo riconosce che la tecnologia e la società si sono evoluti e oggi il lavoro da remoto è applicabile a molti più ruoli e funzioni“, afferma Bant di Gartner. “Nella stessa funzione finance il 90% dei Cfo ci ha detto che si aspetta di poter eseguire quasi tutte le proprie attività fuori sede con un impatto minimo sulle operazioni di contabilità”.

Via: www.corrierecomunicazioni.it/

 

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