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Gen

PEC: utilizzo, limiti e futuro.

Secondo i dati pubblicati dal sito governativo Agenzia per l’Italia Digitale, nel corso degli ultimi 12 mesi le caselle PEC sono aumentate di circa 500 mila unità, con un traffico che si è, però, ridotto del 10% circa.
Al di fuori dell’obbligo di utilizzo per pubbliche amministrazioni, professionisti e imprese, è tutto fermo. I cittadini che dovrebbero utilizzarla in maniera volontaria, non lo fanno, in quanto confusi, disinformati.

Tutto questo crea uno stallo nel processo di innovazione del nostro paese.
La condizione per far sì che la comunicazione tra amministrazioni pubbliche e cittadini si sposti effettivamente sul digitale è che quest’ultimi dispongano di un domicilio digitale. Ma, secondo quanto previsto dal CAD (Codice Amministrazione Digitale), attualmente ciò può avvenire soltanto tramite la stessa PEC. L’art. 3 recita, infatti: “Al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini, è facoltà di ogni cittadino indicare alla pubblica amministrazione, secondo le modalità stabilite dal comma 3, un proprio indirizzo di posta elettronica certificata […] quale suo domicilio digitale.” Al contempo, non è chiaro né specificato come cancellare o variare tale domicilio, motivo per cui l’intero articolo risulta difficilmente applicabile.
Per le azioni necessarie alla revisione della PEC bisogna anche tener conto delle innovazioni presenti nel nuovo Regolamento Europeo in materia di “identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno” a cui la PEC deve allinearsi.

Diventa strategico, in questo contesto di “blocco”, definire al più presto un modo per gestire il periodo di transizione che ci separa dall’entrata a regime dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (prevista per il 2016), riuscendo a beneficiare dei risparmi legati alla digitalizzazione delle comunicazioni tra PA e cittadini, quantificabili nell’ordine di 1 miliardo di euro annui. Come fare?

Possibili linee di azione

Una scelta possibile è di disaccoppiare il tema fondamentale del domicilio digitale rispetto ai piani di messa a regime del nuovo paradigma in interazione tra PA e cittadini.
Questo risultato potrebbe essere raggiunto mettendo in atto due diverse linee di azione:

1) rilassamento dei vincoli sull’identificazione del domicilio digitale e semplificazione dell’utilizzo delle comunicazioni digitali con valore legale;
2) avviamento dei cittadini alla comunicazione digitale mediante informazione e scolarizzazione.

Sul primo fronte (punto 1) si possono prevedere diverse modalità:
– (intervento amministrativo) rendere più semplice l’assegnazione di una PEC per le comunicazioni con un ridotto impatto giuridico;
– (precisazione normativa) dare la possibilità al cittadino di comunicare il proprio domicilio digitale anche senza aprire una casella di posta elettronica certificata.

Sul secondo (punto 2) si potrebbe avviare una campagna di comunicazione che abbia lo scopo di:
– rendere chiara la possibilità di utilizzare comunicazioni con valore legale anche se non si ricorre ad una casella PEC e spingere perché ciascuno si converta ad una comunicazione totalmente digitale, pretendendone l’utilizzo da parte degli uffici rimasti “indietro”;
– porre in evidenza il fatto che quello della digitalizzazione è per i cittadini un diritto che porta con sé benefici indubbi in termini di risparmio di tempo e denaro.