Prova

07
Ott

Cos’è il cloud computing?

Tangibilmente, cos’è il “cloud computing”?

Nient’altro che una stanza, posizionata in un luogo riservato e forse inospitale, piena di server, controllati a vista e mantenuti a temperatura costante, che ricevono, elaborano ed “emettono” tutte le informazioni che scarichiamo, quotidianamente, sui nostri pc, smartphone o tablet. “Il cloud computing, di fatto, rappresenta un sistema in cui l’utente smette di utilizzare in proprio un prodotto fisico (il proprio hardware) o un programma informatico, e si serve dell’insieme delle tecnologie necessarie a far funzionare quel prodotto altrove, senza disporne fisicamente.

Un mercato, di qualunque cosa si tratti, che sta prendendo sempre più piede: si stima, infatti, che il volume d’affari totale delle aziende che si occupano di vendita e gestione di infrastrutture per il cloud computing raggiungerà i 110 miliardi di euro entro l’anno prossimo, la metà dei quali nei soli Stati Uniti. Tutti i colossi dell’informatica (quali Microsoft, Google, Apple, Ibm, Amazon) si sono attrezzati e hanno lanciato i propri servizi cloud, investendo nel settore quote sempre più cospicue dei propri budget. Il servizio più richiesto dagli utenti è il servizio di archiviazione dei dati, ma cloud sono anche servizi di posta elettronica, messaggistica istantanea, videogiochi, sistemi operativi.

Per quanto concerne le PMI, il cloud è utilizzato soprattutto per i servizi di posta elettronica (67%); a seguire le funzioni di condivisione dei documenti (50%). Pari merito, invece, archiviazione dati e messaggistica istantanea (37%). E’ proprio la questione dell’archiviazione dati, infatti, che funge da “deterrente” principale nell’adozione di questo sistema informatico: il 63% degli utenti è spaventato dalla possibilità di perdere i propri dati sensibili; il 57% , non è disposto a correre rischi di violazione della privacy; il 50%, teme l’assenza di un adeguato supporto tecnico da parte da parte dei fornitori del servizio. Non ci si fida, in sostanza, a lasciar gestire ad altri le “proprie questioni”, continuando ritenere più sicuri gli hard disk fisici.

Una delle cause di questa diffidenza è sicuramente la mancanza del know-how in materia: “Nel 42% dei casi” afferma Carlo Purassanta di Microsoft “le piccole e medie imprese non hanno un IT manager, e le inevitabili decisioni sono spesso affidate a quello che può essere definito un Involuntary IT Manager.

Gap informativo o meno, accanto agli indubbi vantaggi offerti dalla “nuvola” (riduzione dei costi, miglioramento del work flow aziendale, ottimizzazione delle risorse umane), restano da valutare attentamente le problematiche inerenti sicurezza e privacy. Il timore principale è che i dati aziendali, personali o sensibili possano essere utilizzati dal fornitore dei servizi cloud per eseguire ricerche di mercato o profilazione degli utenti. O che, ancora peggio, vadano rubati per ragioni di spionaggio industriale. Una preoccupazione che gli sviluppatori stanno tenendo in gran considerazione, tanto che tutte le campagne promozionali fanno perno proprio sulla garanzia di sicurezza dei servizi offerti.

Fonte: L’Espresso, n.42 LIX.

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